XXXII° domenica del Tempo Ordinario
Questo articolo è stato già letto25 volte!

Sap.6,12-16
Sl.62
Tes.4,13-18
Mt.25,1-13: 1 Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. 2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3 le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; 4 le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. 5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. 6 A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! 7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8 E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. 9 Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. 10 Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! 12 Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. 13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.
COMMENTO
La parabola delle ” Dieci vergini”, oggetto del vangelo odierno, la riporta solo S. Matteo. Essa, e’ preceduta da altre due parabole, (quella del padrone di casa, al quale si raccomanda la prudenza e la vigilanza e, quella del servo, chiamato ad essere sveglio e diligente, fin quando verra’ il suo padrone) molto simili, perche’ proiettano il lettore, verso la fase finale della vita (l’ eschaton), di ogni uomo e di tutta la creazione. La parabola, dato il presumibile lavoro su diverse tradizioni e testimonianze, della stessa, e’ di difficile ricostruzione, dal punto di vista letterario. Noi, come ci suggeriscono esimi esegeti, come il card. Gianfranco Ravasi, ed altri, cercheremo di ” leggerla” secondo il senso e l’intenzione ultima di S. Matteo.
Innanzitutto, cerchiamo di fissare i vari significati afferenti gli elementi, (persone e numeri), che compongono il racconto parabolico. Il numero 10, è nelle credenze, ebraiche segno della totalita’, per cui, il numero indica che coloro che devono aspettare lo “Sposo” riguarda tutti. Il numero 5 invece, nella simbolica ebraica, indica il popolo di Israele. Unendo i due numeri, il 10 e il 5, si capisce subito che, ci troviamo davanti a un chiaro riferimento storico: Israele pur essendo chiamato, ad accogliere lo ” sposo”, Gesu’, il Messia, solo un piccolo gruppo lo accoglie, ma la maggior parte lo rifiuta. Il popolo di Israele, (eccetto alcuni, come gli apostoli), che rifiuta il Messia, e’ rappresentato, da quelle vergini stolte, che non si procurano “l’olio’, simbolo dell’ospitalita’, dell’amicizia e delle opere di carita’, condizioni necessarie, per andare incontro allo sposo.
Ma l’Israele infedele, continua, in quei convertiti al cristianesimo, che, all’ epoca dell’evangelista Matteo (circa 50 anni dopo la risurrezione di Gesu’), avvertendo psicologicamente e spiritualmente, ancora una grande distanza dall’ imminente seconda venuta di Gesu'( così come si attendeva nelle prime comunità cristiane:Parusia)incominciano ad abbandonarsi alla rilassatezza, all’ ozio, e a vivere una coscienza addormentata. Il rapporto con il Signore, si affievolisce, c’ e’ un grande calo di tensione spirituale: già nelle prime comunita’ cristiane, inizia quel fenomeno moderno chiamato della mondanizzazione! Ritornando, alla seconda figura di rilievo della parabola, cioe’ lo ” sposo”, bisogna, per capire meglio il racconto, sapere come si volgevano i matrimoni all’ epoca di Gesu’. I matrimoni venivano celebrato a casa dello sposo, vedi notte. Lo sposo, partiva di notte, circondato dalle sue ancelle, con tanto di lampade accese e di seguito, per raggiungere la casa della sposa,che a sua volta, era circondata dalle sue amiche di infanzia. Queste ultime con la futura sposa, con le lampade accese attendevano lo sposo. Arrivato lo sposo alla casa della sposa, i due cortei si univano formandone uno solo, che accompagnava con fiaccole accese, musica e danze i due sposi, alla casa dello sposo , dove avveniva il matrimonio e il banchetto relativo. La parabola, mette cosi’ l’ accento sia sulla figura dello sposo, che sui due gruppi di vergini. Le vergini sagge sono tutti quei cristiani (di tutti i tempi, passato, presente e futuro), che ascoltano con fede e serieta’ la parola di Dio, vivono la vita di fede, con senso di responsabilita’ , di impegno e di perseveranza. Sono quei cristiani, che vivono una santa inquietudine, sempre in tensione spirituale, sempre in attesa, dell’incontro con Gesu’ Cristo, il ” Veniente!”
Sono quelli che conoscono la bellezza dell’amore, il cuore è sempre desto, sulle ” tracce dell’amato”. Vivono la fede in Dio,come l’ unica e profonda passione, che come luce nel giorno pieno, illumina le innumerevoli notti dello spirito, dando senso, ad una vita piena di sofferenze, contraddizioni e assurdita’. L’ “olio”, della carita’, sostanza della storia, e’ il vero ” motore” che muove come dice il sommo poeta, ” il sole e la altre stelle”. Solo l’amore riconosce l’Amore! S. Agostino, paragona il cuore dell’ìuomo a un otre, che deve essere riempito dall’ amore di Dio, ” il ” vino nuovo” del Cristo gioia del mondo. E, quindi esorta il cristiano ad allargare il suo otre, ma come allargare il cuore, per accogliere il “Veniente” che viene a fare in noi, continuamente, ” i cieli nuovi e le terre nuove?” Con l’aumentare il desiderio! Oggi carissimi, viviamo, in un mondo senza passione! Tutto e’ relativizzato, tutti e’ effimero, mancano le convinzioni nei veri valori della vita, si ha paura dei grandi impegni e dell’applicazione a capire quelle realtà che richiedono sforza dell’intelletto.
Superficialità, disattenzione alle vere relazioni umane, indifferenza, poca sensibilita’ ai valori morali e ai bisogni degli altri. Individualismo, edonismo e materialismo, sono le coordinate di un mondo governato sempre di più dalla tecno-economia. Il vangelo di oggi, ci ammonisce e ci esorta ad affrontare quelle domande esistenziali di una volta, che oggi sono considerate, anacronistiche e deleterie. Ma esse possono benissimo ridursi ad una sola domanda: se per noi cristiani, Cristo e’ Dio, se Cristo e’ tutto, per noi, allora, dovremmo chiederci, come vivo il rapporto con Gesu’? Se la nostra vita e’ e sara’ determinata dall’ incontro col Cristo, allora come mi preparo ad accoglierlo, ogni giorno? La vita per noi cristiani e’ una grande avventura d’ amore, e’ fatta di continui incontri con l’Amato. Gesù vuole condividere con noi la sua vita e la sua gioia, ma noi non possiamo accogliere, ” il vino uovo” in un otre vecchio, ma dobbiamo rinnovarci tutti i giorni, per diventare otri nuovi. Alimentare il desiderio di Dio, amare ciò che ama Dio, accettare di condividere la sua stessa vita, sopportare per amore tutte le croci della nostra esistenza. Questo significa, non fare mai mancare l’ “olio” nelle nostre lampade! Mi vengono in mente, in questo momento le storiche parole di S. Giovanni Paolo II°, in piazza S. Pietro, quando venne eletto papa, il 16 ottobre del 1978:
” Aprite, spalancate le porte a Cristo, faccio appello a voi uomini di potere, capi di stato, non abbiate paura, ma permettete a Cristo di parlare all’ uomo. Egli ha parole di vita, si di vita eterna!”
La parabola, che risente molto dell’elaborazione della comunità cristiana matteana, sarebbe terminata meglio, se al momento, della venuta dello sposo, le vergini sapienti, invece di negare l’olio alle vergini stolte, l’ ‘avessero condiviso con loro. In fondo, e’ la teologia della storia, che S. Paolo abbozza nei capp.9-11, dove auspica dell’inserimento dell’Israele infedele, nell’ unico corpo del Cristo Risorto. H. Urs. von Balthasar, alla domanda di un giornalista sull’ esistenza o meno dell’inferno, il grande teologi rispose così:
” L’ inferno esiste, ma non sappiamo chi ci sia dentro!” Davanti alla nostra ignoranza circa l’esito finale della storia, e alla misericordia di Dio, noi dobbiamo e possiamo sperare per tutti!
Don Pietro Pepe
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.