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IL GIUDIZIO DI DIO – Dopo la morte dovremo comparire davanti a Cristo giudice. Ci troveremo di fronte al padre che non abbiamo amato, allo sposo che abbiamo abban­donato, al Salvatore che abbiamo disprezzato. Allo­ra capiremo la nostra ingratitudine, la nostra infe­deltà, la nostra trascuratezza. Come avremo il co­raggio di rivolgerci a Maria, se con i nostri peccati abbiamo crocifisso suo Figlio? Con che coraggio ci raccomanderemo al nostro Angelo custode, che tan­to spesso non abbiamo ascoltato? Abbiamo seguito i suggerimenti del demonio, che in quel giorno sarà il nostro accusatore.



Nel giudizio, i nostri peccati saranno smasche­rati e resi pubblici. Di fronte agli amici e agli altri uomini, che ci credevano dei bravi cristiani; di fron­te ai genitori, ai quali ci mostravamo tanto giusti; di fronte al confessore, al quale abbiamo taciuto le nostre miserie. E sarà rivelato tutto, anche i pensieri più nascosti, i desideri più occulti, le compiacenze più segrete.



Nel giudizio sarà pronunciata la nostra sentenza. Gesù ci benedirà o ci condannerà. E poi andre­mo con lui in paradiso o con i demoni all’inferno. Sarà un sentenza che non ammette sospensioni, nep­pure per un momento; una sentenza che non potrà essere più revocata, per tutta l’eternità. Sarà bello sentirsi dire: «Venite, benedetti dal Padre mio, rice­vete in eredità il regno preparato per voi». Ma sarà spaventoso sentirsi intimare da Gesù: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno». Quale sarà la nostra sentenza? Poveri noi, se andiamo incontro al giudizio senza neppure pensarci e prepararsi.



È terribile il giudizio di Dio: anche i santi più grandi lo temevano. Il pensiero della sentenza di Dio incute un sacro timore in ogni cuore cristiano: dob­biamo infatti comparire davanti a un giudice che sa tutto e che ha condannato perfino degli angeli.



Questo pensiero non deve tuttavia spingerci a disperare della nostra salvezza eterna. Innalziamo invece il cuore verso la Madonna e rifugiamoci sotto il suo manto. In quel giorno terribile, Maria sarà la nostra protettrice, e ci otterrà una sentenza favore­vole. Non sarebbe la corredentrice del genere uma­no, la madre nostra, il rifugio e l’avvocata dei pec­catori, la consolatrice degli afflitti e l’aiuto potente dei cristiani, se non facesse di tutto per ottenere per noi un giudizio favorevole dal suo divin Figlio. 

Da parte sua, il Signore non verrà meno alle sue pro­messe, se ci pentiamo, se cambiarne la nostra con­dotta e ripariamo al male passato con una opportu­na penitenza. Affidiamo la nostra speranza a Maria; invochiamola e amiamola in vita, e lei non ci abban­donerà nel giorno del giudizio. Amiamo Maria e lei sarà per noi l’arca della sal­vezza e l’arcobaleno della pace dopo la tempesta.
ESEMPIO

Santa Giacinta Mariscotti – Oh se Dio mi concedesse ancora un anno di vita, quanta penitenza farei! Come mi spaventa il giudizio di Dio! Così diceva Giacinta, del Terz’ordine Francescano di Viterbo. E aveva ragione di parlare in questo modo e di temere il giudizio di Dio.

Figli di nobili genitori, s’era fatta suora. Ma inve­ce di vivere secondo l’austera regola francescana, elevando la sua mente e il suo cuore nella contem­plazione delle cose celesti, passava il tempo nel lusso e in vane conversazioni nel parlatorio del convento. Era stata avvertita più volte dalla supcriora, ma non cambiava condotta.

Dio però la voleva salva e per questo la colpì con una malattia mortale.

Fu in tale occasione che suor Giacinta, vedendo approssimarsi la morte e senten­dosi rimordere la coscienza, disse: “Come mi spaventa il pensiero del giudizio di Dio!”.

La sue consorelle, che sapevano bene come aves­se vissuto con leggerezza la sua vita religiosa, teme­vano per la sua salvezza e pregavano la Madonna per la salute del corpo, ma molto più per la sua conver­sione. La Madonna ascoltò quelle preghiere e Giacinta guarì inaspettatamente. Allora la suora, at­tribuendo alla Madonna la guarigione del suo corpo, si alzò dal letto e tra le lacrime chiese perdono alle consorelle per i cattivi esempi dati, promettendo di riparare con l’aiuto di Dio e la protezione di Maria.

Giacinta mantenne la promessa. Da quel giorno condusse una santa vita, tanto da meritare più volte l’apparizione della Madonna. E oggi la veneriamo come santa.

Nel riflettere sulla vita di Giacinta Mariscotti, dobbiamo sentirci incoraggiati a pensate che se l’ab­biamo imitata nella vita spensierata, dobbiamo se­guirla anche nella conversione e nella vita santa. Così non avremo più da temere il giudizio di Dio.

FIORETTO

Per amore di Maria, evitiamo accuratamente di parlar male di chiunque, ricordandoci che nel giudi­carci Dio ci tratterà come noi abbiamo trattato il nostro prossimo.

GIACULATORIA

Nell’ultimo giorno – nel giorno del pianto Maria coprimi – con il tuo manto.

PREGHIERA

O Vergine santissima, accogli oggi tutti noi sotto il tuo manto, perché, protetti da te in questa vita, assistiti da te nella morte, non abbiamo niente da temere nel giorno del giudizio, e possiamo essere accolti tra gli eletti del ciclo, ai quali Gesù dirà: «Venite, o benedetti dal Padre mio, ricevete in ere­dità il regno preparato per voi». O Maria, accoglici, difendici, salvaci. Amen.