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Le ricchezze interiori, culturali e spirituali, coltivate durante la vita, possono, nella vecchiaia, essere messe a servizio degli altri, che ancora si apprestano a scalare la montagna, faticosamente, e spesso non hanno ancora sfiorato verità e significati che invece l’anziano ormai possiede, in virtù della propria esperienza, non più annebbiato dalla fretta o dalle passioni, e per questo più giusto, più obiettivo.
Nella sua vita egli ha conosciuto la debolezza, la povertà, il dolore della caduta, la gioia della ripresa, ed è oggi pieno di bontà con chi cade, è debole, povero. 
Non ignora, per averlo provato egli stesso, che il cuore dell’uomo è debole e può soccombere alla tentazione e allo scoraggiamento.  Ma sa anche che in fondo al cuore dell’uomo c’è la capacità di ricominciare, di ravvivare un fuoco ormai languente. Per questo sa attendere con fiducia che gli altri riprendano  il cammino più retto.
Nella sua vita più volte ha visto le meraviglie operate da Dio per i suoi, perciò attende da Lui  con fede la ricompensa per i suoi sudori, il conforto per il suo pianto.
P. Terza età