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UN PENSIERO AL GIORNO CON DON GIÒ (1975- 2004)
Dal diario: “Io sono un sogno di Dio”
Come un bambino…
Gli presentarono dei bambini affinché li accarezzasse (…)
E prendendoli fra le braccia
e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.
Quanto mi piacerebbe poter essere uno di quei bambini!
Stare teneramente tra le Tue braccia…
Sentire attraverso questo tocco tutta la Tua potenza
ma soprattutto il Tuo amore per me…
So che dicendo così può sembrare che io manchi di fede,
perché anche in questo momento
Tu sei qui vicino a me
e mi abbracci col tuo amore…
Ma come sarebbe bello poterti sentire,
per una volta, fisicamente…
Vorrei condividere perfino il tuo dolore,
ma spesso in mezzo a tutti questi desideri
mi sembra di affogare,
come il povero Pietro quella notte…
Commento di don Arturo Bellini
L’adolescente Giò vive il legame con Gesù in maniera fortemente affettiva. Desidera sentirsi nell’abbraccio di Gesù, come un bambino. Questo desiderio rivela la limpidità del suo cuore e la trasparenza della fiducia…
La Beata Elisabetta della Trinità, parlando di sé, scrive: “Dio ha messo nel mio cuore una sete infinita e un grandissimo bisogno di amare che Lui solo può saziare. Allora io vado a Lui come il bambino va da sua madre perché Egli colmi e invada tutto e mi prenda in braccio. Bisogna essere così col buon Dio”.
Giò avverte però anche l’ambiguità dei  troppi desideri e anche l’insidia di un evento eccezionale che sa di miracolo. Teme quel che accadde a Pietro sul lago di Generazeth, quando cominciò a camminare sulle acque. Teme la poca fede. Sa di avere bisogno di imparare ad amare di più, a osare di più, ad andare oltre i limiti delle proprie comodità e dei piccoli traguardi, e a fidarsi di più del Signore, proprio come fa un bambino. Il card. Carlo Maria Martini, in una delle sue lettere pastorali, lasciò ai suoi fedeli questa bella consegna: “Quando ami, non dire: ho Dio nel cuore. Di’ piuttosto: sono nel cuore di Dio”.