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“Quanto vorrei che tutti i processi fossero gratuiti!”, ha esclamato il Papa parlando ai giudici della Sacra Rota, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. E’ stata, quella, l’occasione che Bergoglio aspettava da tempo per esprimere il suo pensiero sul contesto umano e culturale in cui oggi si forma l’intenzione matrimoniale ed ha  rilevato la profonda crisi di valori dell’uomo moderno; il relativismo sistematico che lo spinge ad operare le scelte facili della situazione, della moda, della passione e dell’egoismo, così che egli è portato a contestare la “Maestà della Legge” ed a sostituire la coscienza morale con il capriccio. In effetti, l’abbandono della vita di fede, ha per conseguenza una falsa conoscenza di ciò che è il matrimonio sacramentale  e quindi una scarsa maturazione della volontà matrimoniale. Così oggi la Chiesa è costretta ad assistere alla sofferenza di molti nuclei familiari che si disgregano irreparabilmente.

Allorquando si presenta un dubbio sulla validità del matrimonio – ha precisato il Pontefice – il giudice è tenuto ad operare la sua analisi  giudiziale in modo da verificare se sia presente un vizio d’origine nel consenso sia per “difetto di valida intenzione, sia per grave deficit nella comprensione del matrimonio”. Spesso, infatti, la crisi matrimoniale scaturisce da una povertà di fede e da una scarsezza di conoscenza del significato del matrimonio nel progetto d’amore di Cristo.

È noto che oggi esistono molti fedeli che vivono in una situazione irregolare perché, invece di perseguire la gloria del Signore, hanno preferito il benessere personale, avendo essi una fede rinchiusa nel soggettivismo che guarda a vivere una serie di esperienze e di conoscenze che dovrebbero anche aiutare a “crescere” ma che, in realtà, non modificano il soggetto che resta chiuso nell’immanenza della sua propria ragione e dei suoi sentimenti, intendendo il matrimonio come una forma di gratificazione affettiva, suscettibile di modificarsi a seconda della sensibilità di ciascuno, cosicché i nubendi si creano una riserva mentale circa la durata dell’unione che, nel caso la persona amata non rispondesse più alle proprie aspettative, potrebbe anche volgere alla fine.

Questo avviene quando coloro che scelgono di unirsi in matrimonio col rito religioso non possiedono una vera fede, forte e luminosa, che valga a orientarli a rispettare e onorare i principi e le norme del sacramento del matrimonio. Essi, peraltro, scendono facilmente a compromessi con la coscienza, facendo prevalere il proprio egoismo, fortemente incoraggiati da una mentalità corrente che i media hanno fatto diventare dominante.

A causa di ciò il giudice rotale, chiamato a valutare la validità del consenso espresso dei coniugi, dovrà necessariamente tener conto della qualità di fede di coloro che sono giunti davanti all’altare perché la mancata conoscenza dei contenuti della fede potrebbe determinare “l’errore determinante della volontà” che, oltre a minare la stabilità del matrimonio minaccia il principio dell’amore coniugale inteso come reciproca donazione per costituire il consorzio di tutta la vita.

I Giudici Rotali, così come i Giudici dei tribunali ecclesiastici diocesani, devono comunque usare sapienze carità e “non chiudere la salvezza dentro le strettoie del giuridicismo”, ricordando che la funzione del diritto è orientata alla salute delle anime. Ad essi dunque spetta valutare se coloro che hanno chiesto matrimonio religioso furono fedeli a Cristo o, per contro, alla “mendace mentalità mondana”.

Il Pontefice ha voluto poi rammentare che il diritto canonico prevede anche il gratuito patrocinio per coloro che non possono pagarsi un avvocato; pertanto, in ogni tribunale, dovrebbero essere presenti e disponibili questi patrocinatori.

Papa Francesco ha concluso sottolineando che i sacramenti sono tutti gratuiti e che “il processo matrimoniale tocca il sacramento del matrimonio”. Il Santo Padre ha concluso esprimendo il suo vivo desiderio che tutti i processi siano gratuiti.

Manlio Maglio