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La vita pubblica di Gesù

“Venne quel giorno … che attendevo … e che temevo!

Gesù mi disse: “Mamma, da tanto tempo tu sai che io debbo occuparmi delle cose del Padre mio. Il Padre mi ha affidato una missione e mi ha indicato una strada: inizio oggi il primo passo, mamma!”.

Mi disse queste parole sulla soglia di casa. E vidi il primo passo di Gesù verso la strada: dove andava quel passo?

Dove conduceva quella strada?

Non lo sapevo in quel momento, perchè anch’io sono vissuta di fede: di fede che si consegna a Dio, ciecamente e umilmente.

Senza fare domande!

Vidi mio figlio che si allontanava da casa: gli corsi dietro; non volevo fermarlo, ma volevo soltanto abbracciarlo, come fa ogni mamma quando avverte un pericolo per il proprio figlio.

Lo guardai… Mi guardò intensamente!

Lo strinsi al mio petto come quando era bambino e gli sussurrai all’orecchio: “Va’! Avvenga di te secondo la Parola che il Padre ti ha detto… e avvenga di me secondo la parola che mi è stata detta dall’angelo in questa casa… tanti anni fa”.

Avevo il presentimento che non sarebbe più tornato: rientrai in casa con il passo lento e non volli voltarmi indietro, mentre due lacrime mi affioravano negli occhi e rimasero lì … ferme ..  come due perle già pronte per il futuro del figlio mio … e di Dio!

La casa era vuota, tanto vuota senza di lui.

 

Gesù andò al fiume Giordano, dove Giovanni aveva iniziato a predicare, annunciando che sarebbe presto arrivato uno più grande di lui, del quale non era degno neppure di scogliere i lacci dei calzari.

Tutti si chiedevano: chi sarà?

Arrivò Gesù, Giovanni lo vide… Lo fissò come se lo stesse aspettando e avvertì lo stesso brivido di emozione che l’aveva attraversato quando era nel grembo di Elisabetta.

Gridò: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che prende su di sè il peccato del mondo” (Gv 1, 29).

La storia di Gesù e la storia di Giovanni erano legate: così aveva voluto l’Altissimo!

Gesù ritornò in Galilea e si stabilì a Cafarnao e cominciò a chiamare accanto a sè alcuni pescatori del lago di Genezaret: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Poi vennero altri: Filippo, Bartolomeo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e… Giuda! Sì, Giuda!

Li conobbi tutti, li amavo come miei figli: e li amavo perchè Gesù li amava e perchè essi amavano Gesù.

Li ricordo al completo attorno a Gesù a una festa di nozze a Cana di Galilea: fu un momento felice, che mi si impresse nel cuore.

Nella settimana di banchetti, come era consuetudine in quei tempi, venne a mancare il vino e io mi resi subito conto che gli sposi avrebbero rischiato di fare una pessima figura davanti ai numerosi invitati.

Dissi a Gesù: “Non hanno più vino!” (Gv 2,3)

Non sapevo che cosa avrebbe fatto, però capivo che ogni problema andava consegnato a lui: perchè in lui l’Onnipotente si era fatto vivo, accostabile, umano.

Gesù mi rispose: “Che cosa posso fare? Non è giunta la mia ora!”.

“Quale ora?”, dissi dentro di me.

Però non volli fare domande, perchè sapevo che in Gesù c’era un versante di mistero, che andava al di là e al di sopra di ciò che umanamente si poteva vedere. Dissi soltanto ai servi che assistettero al dialogo: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela!” (Gv 2,5)

E Gesù disse ai servi di riempire d’acqua sei grande giare di pietra. Le riempirono e quell’acqua non era più acqua: era diventata vino davanti ai loro occhi strabiliati.

Terminato il banchetto, i servi mi si strinsero attorno come bambini incantanti e mi dissero: “Maria, tuo figlio è un mistero! Abbiamo versato acqua ed è uscito vino! Chi è mai tuo figlio? Che cosa farà nella vita?”.

Non lo sapevo: sapevo soltanto che Gesù mi aveva annunciato che presto sarebbe arrivata la sua ora; e quell’ora la collegai subito alle parole di Simeone: all’annuncio di una spada che mi avrebbe ferito il cuore!

Era forse già vicina?

Gesù cominciò a spostarsi da un villaggio all’altro. Mi arrivarono sue notizie: “E’ stato a Naim e ha ridato la vita a un ragazzo già morto!”.

Un altro mi disse: “A Cafarnao ha fatto camminare un uomo completamente paralizzato!”. E un altro: “Con pochi pani ha sfamato migliaia di persone”.

 

Altri mi dissero: “Ha fatto un discorso mai sentito. Ha detto che i poveri sono beati, che i miti saranno padroni del mondo, che i puri di cuore vedranno il volto di Dio, che i perseguitati a causa sua… avranno una grande ricompensa nel cielo. Cose mai udite, mai!”.

Gli apostoli stessi mi raccontavano: “Un giorno, mentre attraversavamo il lago in barca, scoppiò una furiosa tempesta, le onde erano altissime e noi tremavamo per la paura.

Gesù dormiva! Lo svegliammo ed egli fece un cenno al mare e si placò; diede ordine al vento e si fermò. Restammo strabiliati e ammutoliti”.

Ero felice: ogni notizia su di lui mi entrava nell’anima e diventava il mio pane quotidiano: il pane che mi permetteva di vivere … in attesa di poter andare da lui per sempre.

Una volta corsi da Gesù con tutti i parenti di Nazaret: qualcuno aveva interpretato male l’entusiasmo da lui suscitato e pensava che egli fosse un esaltato.

Io ero la madre… e non potevo stare lontana nell’ora del pericolo. Arrivammo in un paese vicino a Nazaret e trovammo Gesù che stava parlando dentro una casa circondato da tanta gente, mentre altrettanta era rimasta fuori.

Glil dissero: “Ecco tua madre e i tuoi parenti sono fuori e ti cercano” (Mc 3,32)

Gesù ad alta voce rispose: “Chi è mia madre e chi sono i miei parenti?”. Poi con lo sguardo passò in rassegna le persone estasiate che stavano ad ascoltarlo e disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3, 33-35).

Dentro di me esclamai: “Lo so, figlio mio! Io sono qui per ascoltarti e non ho altro desiderio che questo: fare la volontà di Dio insieme a te!”.

E mi risentii mamma come nella notte di Betlemme, mamma di Gesù, totalmente mamma.

Passò del tempo … e tutto cambiò attorno a lui.

Mi dissero: “Ha profanato il sabato! Ha cacciato i venditori dal tempio…, Ha creato un grande subbuglio! Si è dichiarato Figlio di Dio e padrone del sabato! E’ un bestemmiatore! Va eliminato… e i capi del popolo aspettano l’occasione buona per farlo”.

Più volte e a varie ondate mi arrivò questo messaggio: “Merita la morte! Non si possono tollerare affermazioni come questa: ‘ I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio’ “. (Mt 21,31)

Altri mi dissero: “Puoi immaginare la reazione dei farisei… Si sentono offesi e già stanno preparando un complotto per farlo fuori … Ci riusciranno!”.

Per il mio cuore ogni notizia era una vera pugnalata: come mi aveva predetto Simeone!

Capii che si stava avvicinando l’ora di cui Gesù mi aveva parlato per la prima volta alla festa di nozze di Cana di Galilea.

Ero pronta a stargli vicino!”.

+ Angelo Comastri