LA BESTEMMIA
“L’anima mia magnifica il Signore” (Le 1, 46). Quando l’anima della Madonna si è aperta, per un solo spiraglio, ci ha donato un inno di gloria e di amore, che rivela come Ella fosse piena di Dio e sua perfettissima “lode di gloria” (Ef I, 12). All’ opposto sta un’altra anima: quella del bestemmia­tore. Anche qui, la bestemmia viene dal di dentro, e rivela l’assenza di Dio nell’anima e l’oltraggio al dovere di coltivare la gloria di Dio.
La bestemmia è un terribile peccato mortale, una gravissima ingiuria che si fa a Dio, alla Madon­na, ai Santi, a ciò che è sacro. S. Girolamo arriva a dire che “ogni peccato è leggero se si paragona alla bestemmia”. Certo che con la bestemmia ci si rivolta con­tro Dio, si da scandalo, si provoca “l’ira di Dio” (Col 3, 6) e la sciagura della perdita della grazia di Dio.
P. Pio da Pietrelcina definiva la bestemmia “la lingua del diavolo”, e se ne affliggeva talmente all’udirla che così scriveva al suo Padre Spirituale: “Quanto soffro, Padre, nel vedere che Gesù non viene curato dagli uomini, ma quel che è peggio anche insultato e, più di tutto, con quelle orrende bestemmie. Vorrei morire o almeno divenir sordo, anziché sentire tanti insulti che gli uomini fanno a Dio”. Quale delirio mentale afferra gli uomini spin­gendoli a bestemmiare? La bestemmia è una em­pietà ispirata da satana ed è scostumatezza da de­menti. Non si può spiegare altrimenti.
Piuttosto il martirio – Quanti martiri hanno accettato il martirio cruento, piuttosto che bestemmiare? Quale gloria per la Fede cristiana! Quando S. Policarpo, nobile vegliardo, vesco­vo di Smirne, venne portato al supplizio, sentì chie­dersi dal proconsole romano: “Maledici il tuo Cri­sto e io ti lascerò libero”. Prima di rispondere, S. Policarpo alzò gli oc­chi al cielo, poi disse: “Sono ottantanni che io servo il mio Signore Gesù Cristo, e in tutto questo tempo Egli non mi ha fatto che del bene; e ora lo dovrei bestemmiare? Egli è il mio Dio, il mio Sal­vatore, il mio sommo Benefattore… “.
Affrontò la morte con intrepido coraggio. E fu morte splendida davanti a tutti. Quasi lo stesso capitò all’ardente vergine San­ta Apollonia. Le avevano già estratto violentemente i denti; poi volevano che pronunciasse empietà e bestemmie, altrimenti l’avrebbero gettata in un ro­go già pronto. A queste condizioni, la santa non attese nep­pure di essere gettata. Si divincolò e si gettò ella stessa spontaneamente nel fuoco!
L’obbligo di correggereÈ S. Agostino dice che “i bestemmiatori di Cri­sto regnante nei cieli, non sono meno colpevoli di quelli che altra volta lo crocifissero sulla terra”. Da ciò scaturisce l’obbligo di riprendere e correggere chiunque abbia questo maledetto vizio: “Noi dob­biamo sopportare con pazienza le ingiurie che ci si fanno; ma quando dinanzi a noi una bocca sacrilega vomita’bestemmie contro Dio, lungi dall’essere pa­zienti, dobbiamo resistere all’empio, e condannare la bestemmia, senza nascondere la nostra indigna­zione”.
Anche a P. Pio da Pietrelcina fu chiesto se bisognava riprendere chi bestemmiava, ed egli ri­spose: “E’ santissimo e giustissimo”. Non bisogna dispensarsi da un dovere che deve stare a cuore a tutti, perché la bestemmia è un delitto anche socia­le. “Per la bestemmia — scrive S. Giovanni Crisosto­mo — vengono sulla terra carestie, terremoti, pesti­lenze e guerre”.  
Padre Pio ribadisce: “La bestem­mia attira i castighi di Dio, le malattie, le disgrazie, le sventure”; “…ci toglie il pane”; “pulisce la cene­re dal focolare…”, “fa perdere grazie importanti che stavano per arrivare”. Per questo egli era esi­gente ed energico. I bestemmiatori li mandava via spesso senza assoluzione, investendoli a volte con espressioni terribili come queste: “La bestemmia è il diavolo sulla tua lingua”; “attiri l’inferno sulla tua anima”… La bestemmia è un mistero di iniquità.
“Bestemmieresti tua madre? “ – Un giorno il B. Massimiliano M. Kolbe, per una via di Roma, udì un uomo lanciare una terribi­le bestemmia contro la Madonna. Il Beato Massimiliano fremette dentro di sé, si avvicinò subito a quell’uomo, e gli disse con le la­grime agli occhi: “Perché bestemmi la Madonna? … Bestemmieresti tua madre? “. A quelle lagrime e a quelle parole il bestemmiatore si ravvide, chiese scu­sa e promise di non farlo più.
Se amiamo veramente la Madonna, come dob­biamo tenerci a farla rispettare!   E’ nostra Madre! E quando non si può o non si riesce a ottenere la correzione del bestemmiatore, bisogna che almeno si faccia un po’ di riparazione per le bestemmie.
Alessandro Manzoni racconta un piccolo epi­sodio capitatogli a Milano. Una sera d’inverno, per le vie piene di neve, egli udì un’orribile bestemmia detta da uno spalatore. Sgomento e triste, il Man­zoni volle entrare subito in una Chiesa a riparare con la preghiera per quella bestemmia. E qui vide un’altra scena inaspettata e bellissima. Vicina al Ta­bernacolo, una bambina mandava baci a Gesù con la sua manina.
Il Manzoni guardò con tenerezza, poi si nasco­se il volto fra le mani e pianse. A scuola da S. Alfonso impariamo il dovere della riparazione, ricordando la sua visita a Gesù Eucaristico e alla Madonna, con quelle belle e signi­ficative parole: “Io saluto oggi il vostro amantissi­mo cuore… per compensarvi di tutte le ingiurie che avete ricevuto…”. Dai Santi impariamo a riparare subito ogni bestemmia che udiamo, almeno con qualche giacu­latoria detta con amore. Alla Madonna, poi, chiediamo che riempia an­che l’anima nostra della gloria di Dio.
Fioretti
Recita con amore il Magnificat – Offri la giornata per i bestemmiatori – Ripara le bestemmie correggendo chi bestemmia o reci­tando molte giaculatorie.
Padre Stefano Manelli