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Testimonianza di una conversione
Per John Pridmore, la violenza era uno stile di vita. Si decideva cosa fare e lui lo faceva: droga, intimidazione, racket, usura, protezione e violenza. Ma la sua vita è cambiata da quando ha incontrato Cristo. East End. Sono cresciuto nell’East End. I miei genitori si separarono quando avevo 10 anni e io andai a vivere con mio padre. Io amavo mia madre a mio padre e fui addolorato dal loro divorzio. Avevo solo 10 anni, ma posso ricordare che presi la seria decisione di non amare più, solo così non avrei più sofferto. Cominciai a rubare a 11 anni (rubavo a mio padre). Rapidamente passai a rubare nei centri commerciali. Cominciai a rubare perché sentivo rabbia perché pensavo di non ricevere quell’attenzione che meritavo. Mi immagino che io solo volevo che qualcuno notasse il dolore che mi attanagliava A quindici anni fui mandato a un centro di detenzione dopo aver rubato nel centro sportivo della mia scuola. Il regime era duro. Ore e ore di marcia, sveglia di mattino presto, senza parlare dei capelli corti. In realtà fui contento. Quello stile di vita portò una certa sicurezza e stabilità nella mia insicura e instabile vita. Lo presi come un papero prende l’acqua.

Abbandono della casa
Uscito dal Centro di Detenzione decisi di lasciare la casa per sempre e così mi trasferii dal mio fratello più grande. Ottenni un lavoro in un negozio di radio a Walthamstow. Dopo non molto ritornai al mio antico “lavoro” – rubando addirittura al mio datore di lavoro. Cominciai a bere molto e trovai un mercato dove vendere la merce che stavo rubando. A sedici anni fui coinvolto in un incidente di moto; fui ricoverato in ospedale per vari mesi. Avevo questo vuoto immenso nel mio cuore che cercavo disperatamente di colmare. Pensavo che i soldi l’avrebbero colmato. Trovai una certa consolazione in una sorta di auto disprezzo. Avevo una immagine negativa di me stesso. Fui lasciato a me stesso troppo presto e come risultato avevo poca fiducia in me stesso.

Uscito dall’ospedale continuai a rubare. Fumavo erba e sniffavo cocaina. Alla fine fui arrestato e accusato di rapina. Fui inviato in una prigione per minorenni. Fu un periodo terribile per me. Ero chiuso in cella 23 ore al giorno (perché non ero ancora guarito dall’incedente di moto e la mia gamba era infettata). Fui lasciato a me stesso per lunghi periodi. Non potevo sopportare più oltre questa situazione – Non mi piacevo e non sopportavo più me stesso.(Non mi piaceva la mia propria compagnia). Pensavo di uccidermi. Pensavo: qualsiasi cosa vuoi prendila, nessuno ti darà mai niente. (Continua)

John Prindemore