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Egli agisce in nome di quella comunità cristiana che lo ha generato nella fede e lo invia a essere sale della terra e luce del mondo. Ma alcuni si chiedono: Ci si può formare contemporaneamente come buoni cristiani e onesti cittadini? È possibile essere un credente fedele agli insegnamenti della Chiesa e, allo stesso tempo, un cittadino rispettoso delle leggi dello Stato?

Occorre ammettere che, ancora oggi, tanti pensano che non sia possibile, benché abbiamo esempi di notevole valore, come quelli ben noti di Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira, a cui aggiungerei il giovane magistrato siciliano, il “giudice ragazzino” Rosario Livatino, definito da Giovanni Paolo II «martire della giustizia ed indirettamente della fede».

Ci sono, inoltre, tanti altri credenti che, nel silenzio quotidiano e con sacrificio, hanno servito e continuano a servire lo Stato, ossia noi cittadini. Si tratta di testimoni che realizzano concretamente il Vangelo con sollecitudine per il bene comune. Sulla scorta di tali esempi sono pienamente convinto che sia possibile conciliare fede e cittadinanza.

Come mi sono domandato nella mia Lettera pastorale: «Abbiamo sbagliato noi nel trasmettere una fede monca, bigotta, poco incisiva, per nulla attenta a tanta parte dell’esistenza concreta degli uomini e delle dinamiche della vita sociale?».

Grande affidamento fa la Chiesa tutta su di voi, fedeli laici! Questo auspico, richiamando ancora la Gaudium et spes, quando, al numero 43, afferma: «I laici, che hanno responsabilità attive dentro tutta la vita della Chiesa, non solo son tenuti a procurare l’animazione del mondo con lo spirito cristiano, ma sono chiamati anche a essere testimoni di Cristo in ogni circostanza e anche in mezzo alla comunità umana».

Tali parole invitano a rivedere il nostro approccio al mondo e alla nostra città in particolare, nella quale tanta tradizione e tanti monumenti ci parlano della fede antica e profonda del nostro popolo, che ha bisogno di fare, però, un salto di qualità, coltivando, insieme alla semplice devozione, anche una matura sensibilità sociale, in modo da renderlo “autentica anima” e motore della rinascita di Napoli.


Ho fiducia che questo possa avvenire, perché ci sono molte risorse educative che s’impegneranno a vivificare lo spirito del Giubileo. Essere anima della città con la cultura, di cui l’Università continui a rappresentare la punta di diamante.
Essere anima della città con una seria attività politica, al servizio del bene comune.

Essere anima della città con l’impegno costante, personale e comunitario, traendo forza dalla fede in Gesù, che ha detto di se stesso: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato» (Gv 10,9).

Con il Natale, Gesù entra nel mondo per aprirci la porta della Città celeste, la Gerusalemme nuova, alla quale ci auguriamo che Napoli assomigli di più, facendo scomparire quelle “anime distorte”, quali la malavita, il sopruso, la miseria, e facendo risaltare, invece, l’anima della giustizia, della solidarietà e dell’armonia, contemporaneamente alla luce della nostra fede.

+ Crescenzio Sepe

Arcivescovo Metropolita di Napoli