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Vagabondi o pellegrini della fede?

Spiritualità del prete oggi – V

Nel 1988 il beato Giovanni Paolo II pubblicò l’Esortazione Apostolica post-sinodale Christifideles laici che si interrogava proprio sul ruolo dei laici nel mondo moderno, invitandoli a rispondere, con vigore ed entusiasmo, all’appello di Cristo a lavorare nella sua vigna «in quest’ora magnifica e drammatica della storia». Karol Wojtyla affermava, infatti, che non era lecito a nessuno rimanere in ozio, magari prendendo la scusa della propria situazione particolare, perché non c’era nessuno che non era stato chiamato a lavorare nella «vigna». La «vigna», in concreto, è il mondo entro cui i cristiani vivono, è la Chiesache i cristiani debbono far vivere dentro il mondo ed è anche la singola persona umana che va curata, va servita perché possa portare il suo frutto. E questo è soprattutto compito di noi ministri ordinati.

In quel documento di 24 anni fa veniva posto l’accento su tre grandi fenomeni di cui, allora, si avvertiva la problematicità e in cui, oggi, siamo totalmente immersi. Mi riferisco, anzitutto, al nesso tra il secolarismo ed il bisogno religioso; in secondo luogo, alla dignità della persona umana; ed infine, al rapporto tra la conflittualità e la pace.Al centro della riflessione si poneva, indubbiamente, la società secolarizzata e i suoi effetti – a volte opposti – che produce sulla vita delle persone.

Il secolarismo, infatti, da un lato riduce la vita degli uomini a materialismo terrestre, tecnico, economico, e dall’altro lato, abbandonando questo rapporto primigenio col Creatore, produce un senso di infelicità e di incompiutezza da cui scaturisce un inesprimibile bisogno religioso. Un bisogno che è, anzitutto, una ricerca di significato e, in definitiva, una ricerca di Dio. Questa situazione del mondo, così come era stata delineata nel 1988, è ancora oggi drammaticamente attuale. Ed è per l’appunto in questo mondo, in questa «vigna», che i laici cristiani sono chiamati a svolgere il proprio ruolo.

Un ruolo che, secondo la feconda intuizione del Concilio, deve svolgersi, anzitutto, in una comunione organica tra le differenti – e complementari – realtà ecclesiali che caratterizzano il mondo laicale; e in secondo luogo, assumendo quella corresponsabilità dei laici nella Chiesa così fortemente ribadita nel IV Convegno ecclesiale che si è svolto a Verona nell’ottobre del 2006.

Queste due dimensioni, infine, trovano un punto d’incontro di particolare rilievo nell’annuncio del Vangelo, nel servizio agli uomini, nella creazione di nuove relazioni di amicizia: in definitiva, nella nuova evangelizzazione. Gesù, a questo proposito, ci ha lasciato una splendida immagine: «Voi siete il sale della terra».Questa icona evangelica del sale è molto indicativa e significativa per determinare la missione dei fedeli. I laici cristiani devono saper salare, ovvero dare sapore al cibo. È questa la missione più alta del laico cristiano: salare ciò che è insipido, portare sapore alla gente che si incontra, rendere gradevole e attraente la vita di fede, gioioso il sacrificio, consolante la sofferenza.

+ Mons. Gualtiero Bassetti