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Nella mattinata di mercoledì 5 febbraio, Kirsten Sandberg, presidente della Commissione ONU per i diritti dei minori, ha letto un rapporto durissimo nei confronti della Santa Sede in tema di pedofilia, affermando che essa “ha adottato politiche e pratiche che hanno portato a continui abusi e impunità per i responsabili (…) e ha consapevolmente posto la tutela della reputazione della Chiesa e la protezione dei colpevoli al di sopra del bene dei bambini”.

Non solo, ma la Commissione invita la Chiesa a cambiare il suo insegnamento in tema di aborto, omosessualità e contraccezione. In particolare, si esprime preoccupazione per il fatto che la concezione dell’omosessualità della Chiesa cattolica contribuisce alla stigmatizzazione dei bambini e degli adolescenti cresciuti da coppie dello stesso sesso. L’ONU si dichiara preoccupato del fatto che la Chiesa continui a concentrarsi sulla promozione della complementarità tra uomini e donne e dell’uguale dignità, che sarebbe differente dall’uguaglianza davanti alla legge. Si chiede inoltre di “modificare o ritirare i libri di testo nelle scuole cattoliche che contengono stereotipi di genere che possono limitare i bambini alla loro educazione e sviluppo”. Si esprime anche preoccupazione per gli adolescenti che si trovano nei seminari della Legione di Cristo e di altri ordini religiosi, per il loro isolamento dalle loro famiglie e dal mondo. Bambini e adolescenti separati dalle loro famiglie verrebbero traviati psicologicamente e la Chiesa garantirebbe l’impunità ai loro manipolatori. Si afferma chel’insegnamento della Chiesa in materia di aborto vada reso più elastico, tenendo conto delle circostanze, e ci si dichiara “seriamente preoccupati” per le conseguenze negative del mancato accesso per gli adolescenti a contraccettivi e informazioni sullasalute riproduttiva.

La Santa Sede ha già risposto alle accuse riguardanti la pedofilia lo scorso ottobre, ma l’ONU ha mantenuto la formulazione delle raccomandazioni. Di conseguenza, il Vaticano ha risposto in appena un’ora al documento, ribadendo il proprio impegno in tema di pedofilia ma denunciando l’interferenza dell’ONU negli affari interni e nella dottrina cattolica.

Questo documento viene pubblicato nonostante la Santa Sede sia appena comparsa dinnanzi alla Commissione per descrivere i propri sforzi in tema di contrasto alla pedofilia, e nonostante papa Francesco abbia formato lo scorso dicembre una commissione d’inchiesta con il preciso scopo di mettere a disposizione della giustizia civile il maggior numero di casi e informazioni in materia. Anche il suo predecessore Benedetto XVI aveva stigmatizzato pubblicamente la “vergogna” degli abusi su minori, aveva chiesto perdono affermando che il danno avrebbe potuto essere irreparabile e aveva assicurato ogni sforzo per assicurare i colpevoli alla giustizia civile. In conseguenza di ciò, 400 preti pedofili furono destituiti.

L’impegno della Chiesa contro l’orrore della pedofilia è chiaro. Perché questa aggressione dell’ONU avviene proprio nel momento in cui la Chiesa sta intervenendo con più decisione sulla questione? Perché l’ONU non dimostra la stessa attenzione verso le molestie sessuali compiute dalle proprie forze di pace o perpetrate nelle scuole dell’UNESCO? Ma soprattutto, come possono le Nazioni Unite imporre alla Chiesa cattolica cosa bisogna insegnare in tema di aborto, omosessualità o contraccezione, oltretutto utilizzando la scusa dell’obbrobrio degli abusi sessuali su minori? 

Questa petizione vuole rappresentare una protesta nei confronti di Kirsten Sandberg, presidente della Commissione ONU per i diritti dei minori, e un atto di vicinanza nei confronti della Santa Sede. Non è tollerabile che le Nazioni Unite strumentalizzino la sofferenza delle vittime di abusi sessuali per imporre alla Chiesa cattolica la propria agenda sui temi sensibili e la propria ideologia.

E’ possibile firmare questa nostra nuova iniziativa (http://www.citizengo.org/it/3758-agressione-dellonu-alla-chiesa-cattolica), che vuole difendere la Santa Sede e la Chiesa cattolica dall’attacco di mercoledì  5 febbraio da parte delle Nazioni Unite

Matteo Cattaneo