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La nostra società è dominata dalla fretta, dall’agitazione, non raramente dalla nevrosi. E’ una vita distratta, dimentica degli interrogativi fondamentali sulla vocazione, la dignità, il destino dell’uomo. La terza età è anche l’età della semplicità, della contemplazione. I valori affettivi, morali e religiosi vissuti dagli anziani costituiscono una risorsa indispensabile per l’equilibrio delle società, delle famiglie, delle persone. Essi vanno dal senso di responsabilità, all’amicizia, dalla non-ricerca del potere, alla prudenza di giudizio, alla pazienza, alla saggezza, dall’interiorità al rispetto della creazione, alla edificazione della pace.

L’anziano coglie bene la superiorità dei valori veri della vita. Pertanto le società umane saranno migliori se sapranno beneficiare dei carismi della vecchiaia sinonimo di maturità. Tutto l’operato degli anziani viene valorizzato dalla grande capacità di donare amore. Ma il rischio maggiore che corrono invece gli anziani è l’emarginazione.

La società moderna, puntando tutto sull’efficienza e sull’uomo giovane, esclude dai propri circuiti chi non ha più questi requisiti. L’allontanamento più o meno progressivo dal proprio ambiente sociale e dalla famiglia sono i fattori che pongono molti anziani ai margini della vita civica. Con i contatti interpersonali e sociali che diminuiscono, vengono inoltre a mancare stimoli, informazioni, strumenti culturali.

Gli anziani pertanto nell’impossibilità di cambiare la propria situazione perché impediti a partecipare ai processi decisionali che li riguardano, sia come persone che come cittadini, finiscono con il perdere il senso di appartenenza alla comunità di cui sono membri.

Questi problemi riguardano tutti, ed è la società, nei suoi diversi segmenti a dover intervenire per assicurare un’effettiva tutela, pure giuridica, di quella parte non minima di popolazione anziana che vive in stato di emergenza socio-economica informativa. Ancora oggi, per venire incontro alle fasce più deboli, si ricorre al sistema dell’assistenza istituzionalizzata. Ma il ricovero però invece rischia di tradursi in una sorta di segregazione della persona dal contesto civile.

Tali concezioni, appannaggio di un passato sociale diverso sono ormai superati ed in contrasto con una nuova sensibilità umana più responsabile. Una società consapevole dei propri doveri nei confronti delle generazioni più anziane, che però hanno contribuito ad edificare il suo presente, deve saper creare istituzioni e servizi appropriati. Dove è possibile, si deve garantire agli anziani la possibilità di rimanere nel loro ambiente ricorrendo ad interventi di sostegno quali: assistenza domiciliare, day-hospital, e centri diurni di accoglienza.
Si tratta in effetti di restituire loro l’amore che essi hanno dato. Occorre anche considerare che la società attuale tende a legare la formazione all’attività lavorativa. E questo costituisce il motivo della carenza di programmi di formazione della terza età.

Gli anziani si vedono esclusi dalle politiche di educazione permanente proprio perché non sono più collocabili sul mercato del lavoro. Non di rado anche coloro che tentano di compensare pensioni insufficienti se non inesistenti, cercano poi invano un’occupazione.

Il tempo libero di cui dispongono gli anziani è dunque la prima risorsa da prendere in considerazione per restituire loro un ruolo attivo favorendo l’accesso a nuove tecnologie, l’impegno in lavori socialmente utili, l’apertura a esperienze di servizio e di volontariato. Occorre rettificare le distorte rappresentazioni dell’anziano, i pregiudizi e le deviazioni comportamentali che ai nostri giorni ne hanno danneggiato la figura.

E’ un dato di fatto che, quando ne hanno l’opportunità, gli anziani partecipano attivamente alla vita sociale, sia sul piano civile che su quello culturale ed associativo. Si pensi al grido di delusione echeggiato nel mondo all’annuncio dell’elezione a pontefice del vecchio Giovanni XXIII. Quel grido, ben presto di tramutò in ammirazione ed amore per la pace che egli come uomo seppe diffondere attorno a sé. Si è notato l’impegno di alcune amministrazioni comunali di istituire presso le scuole la figura del “nonno civico” ricorrendo appunto ai pensionati per tutelare gli alunni dai vari pericoli.

Si pensi, ad esempio quale contributo potrebbero dare invece i pensionati dei vigili urbani e della polizia stradale nelle scuole di ogni ordine e grado per insegnare in forma pratica la segnaletica ed il codice della strada. Lo stesso esperimento si potrebbe tentare con altre categorie professionali in grado di trasmettere esperienze utili alle nuove generazioni sia nelle scuole che nelle caserme.

Soprattutto la Chiesa è l’istituzione che più di tutti potrebbe incidere positivamente sugli anziani perché la Parrocchia è il luogo deputato per l’incontro delle varie generazioni per condividere il progetto d’amore di Dio in un rapporto di reciproco scambio dei doni di cui ciascuno è ricco per grazia dello Spirito Santo. Uno scambio nel quale gli anziani portano valori religiosi e morali che rappresentano un ricco patrimonio spirituale per tutto il tessuto sociale.

E’ opera della Chiesa, attraverso la catechesi, di stemperare l’immagine di un Dio di timore, guidando l’anziano a scoprire un Dio dell’amore così come Dio stesso si rivelò a Simeone e ad Anna come riferito nel vangelo lucano (Lc. 2,25-38).

Gli ambiti che meglio si prestano nel contesto ecclesiale per gli anziani sono costituiti da attività caritativa e dall’ apostolato soprattutto come catechisti e testimoni di vita cristiana. Altro importante impegno è il Ministero straordinario dell’Eucarestia. Si pensi, ad esempio, a tutti i malati che desiderano ricevere l’eucarestia a casa. Quale migliore occasione per l’anziano di portare il Sacramento dove viene richiesto fungendo anche da tramite tra la Chiesa e la comunità parrocchiale. In tal modo essi sarebbero di grande sollievo all’azione stressante dell’apostolato svolto dai parroci e dai diaconi. Inoltre essi potrebbero aiutare altri anziani a superare atteggiamenti d’indifferenza, di sfiducia, di rinuncia alla partecipazione attiva e alla responsabilità comune.

Questi sono soltanto degli umili suggerimenti ma partendo da questi si possono elaborare dei piani più complessi per il raggiungimento di una società con maggior soddisfazione. E’ il nostro auspicio.

Raffaele Gentile